Il ciclo di Guiron le Courtois

Dopo un lungo silenzio, il ciclo romanzesco in antico-francese di Guiron le Courtois, uno dei grandi corpora del Medioevo romanzo ancora inediti, è tornato alla ribalta degli studi filologici e critici. A partire dalla tesi di dottorato di Nicola Morato, nell'ambito della Scuola di dottorato europea in Filologia romanza dell'Università di Siena, cui sono seguite quelle di Claudio Lagomarsini (Siena), Marco Veneziale (Roma-Zürich), Elena Stefanelli (Siena) e Sophie Lecomte (Namur-Siena, in corso), è nato il progetto di affrontare ex novo il problema della tradizione manoscritta del ciclo, con l’intento di fornire un’edizione critica integrale.
La natura testuale specifica del Guiron lo configura infatti come un ciclo di almeno tre unità originarie (Roman de Meliadus, Roman de Guiron, Suite Guiron), più altre satellitari, la cui identità è di per sé instabile e si definisce solo nella complessità delle diramazioni genealogiche della tradizione. Oltre all’edizione del testo, il progetto prevede la costituzione di un rinnovato catalogo dei numerosi manoscritti e la messa online di uno specifico database.

Il «Gruppo Guiron» infine, oltre a verificare periodicamente l’andamento del lavoro con incontri che coinvolgono tutti i collaboratori, organizza seminari e convegni aperti al pubblico di ricercatori e studenti interessati.

Storia editoriale del ciclo di Guiron le Courtois


La prima analisi della tradizione del ciclo di Guiron le Courtois risale a Eilert Löseth (1890), che si era basato sostanzialmente sul manoscritto 355, messo a confronto con gli altri codici del ciclo conservati a Parigi.
Si deve ad Alberto Limentani (1962) la prima pubblicazione in edizione critica di un episodio centrale del Guiron, affiancato dal volgarizzamento in antico-pisano del manoscritto 12599.
Qualche anno più tardi, nel 1966, Roger Lathuillère (sigla Lath.) recensiva un cospicuo numero di testimoni e definiva il Guiron come un lungo e unico romanzo, riconoscendo in una cosiddetta «version de base» la versione primitiva. Tra tutti i manoscritti che aveva a disposizione, individuò nel manoscritto 350 il latore principale di tale versione originaria. Dopo lo studio di Lathuillère, per decenni i materiali narrativi di questa vasta galassia arturiana sono stati oggetto di tesi di dottorato e di abilitazione, sfociate in edizioni parziali, restate però in larga parte inedite.
Un riacceso interesse per il Guiron è stato innescato dall’uscita dell’antologia diretta da Richard Trachsler (2004) e da tre ricerche fondamentali portate avanti in sedi universitarie diverse, parallelamente discusse negli anni 2008-2009. Con approcci diversificati, Sophie Albert (Paris), Nicola Morato (Siena) e Barbara Wahlen (Paris-Lausanne) hanno incrinato la linea retta della cosiddetta «version de base», individuando un punto di soglia e di divisione tra due romanzi diversi, il Roman de Meliadus e il Roman de Guiron.
A Morato (2010), che ha preso in esame nel suo complesso i materiali guironiani, si deve la definizione del ciclo: oltre alle prime due branches appena menzionate, Roman de Meliadus (Lath. 1-49/51) e Roman de Guiron (Lath. 58-132), talvolta saldate nella tradizione per mezzo di un “raccordo” (Lath. 52-57 + 152-158), Morato ha riconosciuto un terzo volet, la Suite Guiron (Lath. 161-209 + 251-255), consistente in un prequel del secondo romanzo.
Accanto a questo principale universo narrativo, Claudio Lagomarsini ha potuto identificare una compilazione (detta Compilazione guironiana, e intitolata Les aventures des Bruns), che porta probabilmente la firma di Rustichello da Pisa, di cui lo studioso ha fornito l’edizione critica con un approccio ricostruttivo (2014). Ancora Lagomarsini, nel 2015, ha curato l’edizione dei componimenti in versi di tutto il ciclo. Nello stesso anno è infine uscita l’edizione parziale della Suite Guiron a cura di Venceslas Bubenicek.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

E. Löseth, Le roman en prose de Tristan, le roman de Palamède et la Compilation de Rusticien de Pise. Analyse critique d’après les manuscrits de Paris, Paris, Bouillon, 1890.

Dal «Roman de Palamedés» ai cantari di «Febus-el-forte». Testi francesi e italiani del Due e Trecento, a cura di A. Limentani, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1962.

«Guiron le Courtois». Une Anthologie, sous la direction de R. Trachsler, éditions et traductions par S. Albert, M. Plaut et F. Plumet, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2004.

S. Albert, «Ensemble ou par pièces». Guiron le Courtois (XIIIe-XVe siècles): la cohérence en question, Paris, Honoré Champion, 2010.

N. Morato, Il ciclo di «Guiron le Courtois». Strutture e testi nella tradizione manoscritta, Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2010.

B. Wahlen, L’écriture à rebours. Le «Roman de Meliadus» du XIIIe au XVIIIe siècle, Genève, Droz, 2010.

«Les aventures des Bruns». «Compilazione guironiana» del secolo XIII attribuibile a Rustichello da Pisa, edizione critica a cura di C. Lagomarsini, Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2014.

«Guiron le Courtois». Roman arthurien en prose du XIIIe siècle, édité par V.Bubenicek, Berlin-Boston, De Gruyter, 2015, 2 tt.,

Lais, épîtres et épigraphes en vers dans le cycle de «Guiron le Courtois», édition critique par C. Lagomarsini, Paris, Classiques Garnier, 2015.

 

Le tre branches principali: Roman de Meliadus, Roman de Guiron e Suite Guiron


Il Roman de Meliadus, prima branche del ciclo, narra la storia dell’eroe eponimo, padre di Tristan, e dei giovani cavalieri che faranno grande il regno di Artù. Asse portante della narrazione è il confronto-scontro, raccontato dalle parole dei personaggi e messo in scena dall’autore, tra i due migliori cavalieri, il Bon Chevalier Sans Peur e Meliadus.
Il romanzo è tradito secondo tre forme: una non ciclica, che trasmette la versione lunga del romanzo (Lath. 1-49), e due cicliche, una breve (Lath. 1-41) e una lunga (Lath. 1-49); le forme cicliche sono seguite da un “raccordo” che connette il Roman de Meliadus al Roman de Guiron, completo per la forma breve del romanzo (Lath. 152-158 + 52-57), parziale per quella lunga (Lath. 158 + 52-57). La redazione originaria del Meliadus doveva essere con tutta probabilità quella lunga non ciclica. La seconda branche del ciclo, il Roman de Guiron (Lath. 58-132), è trasmessa dalla tradizione manoscritta congiuntamente alla prima o in maniera autonoma. Nel secondo romanzo compare sulla scena Guiron le Courtois, personaggio nuovo, sconosciuto alla letteratura arturiana precedente, insieme a Danain le Roux. I due condividono l’amore per la dama di Malohaut prima, per Bloie poi, dando vita ad un rapporto di amicizia contrastato che fungerà da linea portante di tutta la narrazione.
La Suite Guiron (Lath. 161-209 + 251-255), terza branche del ciclo, è tramandata dal manoscritto A1 e dal manoscritto 5243. Giuntoci in maniera frammentaria (non conosciamo l’inizio e la fine, oltre che una porzione cospicua della narrazione), si tratta un romanzo retrospettivo che dal punto di vista narrativo si inserisce a cavallo tra la prima e la seconda branche: prequel delle vicende guironiane, costituisce una sorta di “Enfances Guiron”.
 

Continuazioni e compilazioni


Oltre alla Suite Guiron, altre due continuazioni di un’estensione consistente interessano il Roman de Meliadus e il Roman de Guiron.
Dopo il Roman de Meliadus, infatti, il manoscritto F conserva una vera e propria continuazione del romanzo, in parte trasmessa anche da un frammento (Bo2). Sulla narrazione di primo grado – una quête marina di Artù, Meliadus e il Bon Chevalier Sans Peur alla ricerca di Morholt – s’innestano vari altri racconti di secondo grado.
Anche il Roman de Guiron è stato fornito di un suo seguito, del quale la testimonianza più completa è offerta dal manoscritto L4 X, codice italiano della fine del sec. XIII, che s’interrompe per lacuna meccanica. Soccorre alla caduta delle carte finali l’attualmente disperso X, finemente illustrato, per il quale disponiamo solo di alcune riproduzioni in bianco e in nero e di una sommaria descrizione. Oltre a L4 e X, anche 350 conserva un piccolo tratto della continuazione, interrompendosi presto per lacuna meccanica. I manoscritti 338 357 362 A2 ne conservano, invece, un passaggio minimo, dopo il quale il manoscritto 362-363 dà a sua volta una propria continuazione.
Nel solo manoscritto X  si trova una clôture spiccatamente franco-veneta, incentrata soprattutto sulla liberazione di Guiron.
Accanto a questi testi, che danno vita alle forme cicliche, alcuni manoscritti e frammenti testimoniano anche un’altra modalità di confezione e fruizione del Guiron, in forma di antologie o di compilazioni. Tra queste, la più importante è la Compilazione guironiana, intitolata da Lagomarsini, editore del testo, Les aventures de Bruns, tramandata da una dozzina di testimoni. Gli episodi derivano principalmente dalla seconda parte della Suite Guiron e sono incentrati sulle vicende dei Bruns. Risulta attribuibile a Rustichello da Pisa.
 

Testi in versi


Nel ciclo di Guiron si leggono trenta testi in versi (tra epitaffi, epigrafi, lais e stanze di canzone), di varia estensione (da 8 a 116 versi), inseriti nella prosa e a questa generalmente connessi.
Sono stati editi complessivamente da Lagomarsini, autore anche della scheda TraLiRO ad essi dedicati.

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