Il padre di Tristano in salvo!
La Fondazione Franceschini acquista il manoscritto del Trecento

Successo della campagna di raccolta fondi lanciata nel 2015
 

 

Le avventure di Meliadus, il padre di Tristano, sono narrate in un romanzo in francese medievale – un prequel delle storie di Re Artù e della sua corte. Come nella leggenda di Artù (tra le preferite per l'infanzia, e tra le radici della nostra cultura), la storia di Meliadus parla di cavalieri coraggiosi che affrontano sfide e combattimenti insieme a amori e amicizie, costruendo il retroterra della generazione successiva.

La copia più antica di questo romanzo che sia sopravvisuta è un manoscritto di 288 fogli di pergamena, scritto nell'Italia settentrionale attorno al 1320. Nel 2014 è stato esposto in una mostra alla University of Cambridge Library.
 
Questo straordinario documento del nostro patrimonio culturale, appartenuto in passato alle collezioni del J. Paul Getty Museum, è stato acquistato dalla FEF nell'agosto 2016, al termine di una campagna di raccolta fondi lanciata nel 2015, quando i proprietari avevano deciso di metterlo in vendita, dopo che per anni lo avevano reso disponibile alla consultazione degli studiosi presso la Parker Library del Corpus Christi College (Cambridge).

Si è così evitato il rischio che esso fosse venduto a un altro collezionista, e non fosse più consultabile da parte degli studiosi, uscendo dalle sedi di conservazione del patrimonio culturale europeo. Dato che il testo non è mai stato pubblicato in edizione moderna, la perdita sarebbe stata irrecuperabile.

L'interesse per questo manoscritto era particolarmente vivo nella FEF, che ha promosso un progetto di ricerca internazionale con le Università di Zurigo e di Liegi per far conoscere il Roman de Meliadus e l'intero ciclo di Guiron a cui il romanzo appartiene, con l'intento di procurare la prima edizione critica di questo testo cavalleresco medievale tuttora inedito, fonte di Boiardo e Ariosto.
 
Per questo, dopo aver segnalato la cosa alle autorità competenti, nella consapevolezza della difficoltà di reperire in sede pubblica le risorse utili all'acquisto del manoscritto, la FEF ha rivolto alla comunità degli studiosi un appello per ottenere aiuto al fine di assicurare che questo capolavoro rimanesse in Europa e fosse accessibile per la ricerca.
 
Al termine della campagna, grazie alle donazioni ricevute, al contributo dell'Università di Zurigo e di altri donatori istituzionali, e infine grazie a un'operazione di permuta patrimoniale, la FEF ha potuto raggiungere la cifra dovuta, nel frattempo sensibilmente diminuita rispetto alla richiesta iniziale.
 
Dal mese di settembre 2016 il manoscritto fa dunque parte del Fondo Manoscritti della Biblioteca della FEF, col numero 2.

 

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